Esame finale di laurea

Stamattina c’è la prova finale, e ho preso 96 punti su 110. Da adesso sono laureato in Storia.

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Letteratura inglese – lezione 4

The Beggar’s Opera

The Beggar’s Opera, di John Gay (1685-1732) [con musiche di Johann Christoph Pepusch], è [conosciuta come] l’opera del mendicante. John Gay era una persona umile di nascita, venne educato alla Grammar School [di Barnstaple], liceo di alto livello. Egli nacque a Barnstaple, e dopo la scuola, lavorò presso una merceria di seta a Londra. Tornato a casa, rimase con suo zio (un Ministro della Chiesa bassa) per un po’.

Il suo protestantesimo era più rigido di quello esistente in Inghilterra, vicino al Puritanesimo. Di nuovo a Londra, John Gay conobbe Alexander Pope. In campo artistico, erano i tempi del Barocco, e già esisteva l’Impero inglese. Il suo popolo autoctono desiderava la musica facile, ossia la melodia, che era ben lontana da ciò che veniva prodotto da Johann Sebastian Bach.

Alexander Pope era un letterario, così come Daniel Defoe (autore del Robinson Crusoe) e Johathan Swift (che ha scritto I viaggi di Gulliver [in originale Gulliver’s travels]). I tre si ritrovavano al Chocolate (poi Cafè) Danfy. Il commercio inglese con il Nuovo Mondo e con l’Oriente era in [una fase di] piena espansione, e ci furono esempi precoci di produzione industriale. A quell’epoca, in Gran Bretagna, era di moda un grande mecenatismo artistico (all’incirca come nella penisola italica durante il Rinascimento), in particolare per quanto riguarda i teatri, il cui numero salì a dismisura dopo il ritorno del figlio di Re Carlo I, ossia Carlo II, che governò in modo pragmatico e diede all’Inghilterra l’inizio di una vita bella.

Nel 1666 si verificò il Great Fire di Londra, un incendio che rase al suolo l’intero centro storico, compresi i teatri allora esistenti. La citta venne ricostruita. Ai tempi di John Gay, Londra era ancora in fase di costruzione secondo i dettami, allora in vigore, dell’archittettura e dell’arte. Di lì a poco, egli iniziò a scrivere la sua prima opera teatrale; correva l’anno 1713. L’anno seguente scrisse una serie di sei pastorali, il cui titolo era Shepherd’s Week (La settimana del pastore), basata sulla vita rustica.

[…]

In un’operetta di John Gay, dove possiamo trovare Galatea e Polifemo (rispettivamente una ninfa dell’antica Grecia e il ciclope che ebbe a che fare con Ulisse), c’è un coro di pastori e pastorelle. In suddetto coro Galatea ha il ruolo di soprano, Polifemo invece quello di basso.

Letteratura inglese – lezione 3

Il dottor Faust (parte 3)

Corruzione papale. Nel testo A c’è l’entrata del clown di nome Robin, che vuol fare il prestigiatore (questa parte, probabilmente, è stata scritt da qualcun’altro). Atto terzo, scena prima: entra in scena il Coro, che viene sostituito da Wagner nella versione A (in quella B è il Coro a recitare i versi, e a menzionare il nome di Giove). Si fa nuovamente riferimento all’astrologia, e si parla dell’universo tolemaico. Nel testo A questo non compare. I draghi sono rappresentati in scena. Spettacolo che aiuta lo scorrere del tempo, il procedere dell’azione.

Scena ottava. Faust descrive il viaggio fatto in compagnia di Mefisto, da Parigi alla Campania, passando per Padova, il Reno e Venezia, per arrivare fin dentro le mura di Roma. Mefisto racconta a Faust ciò che troveranno esplorando Roma. Alla fine del XVI secolo (e anche prima), l’Italia era molto conosciuta all’estero, viveva il suo periodo d’oro iniziato con l’Umanesimo, ed era scenario di eventi molto importanti. Johnson ambientò una sua opera teatrale prima a Firenze (perchè allora era molto importante), poi a Londra.

Faust, arrivato a Roma, usa l’invisibilità per fare scherzi al Papa. Nella rappresentazione teatrale è importante che il regista faccia le giuste scelte. Dopo il Papa, Faust incontra l’Imperatore, e davanti a lui fa delle vere magie. Nella scena numero 17, Faust comincia a pensare alla morte. Per questo fa testamento e lascia a Wagner quanto possiede, la casa, le stoviglie d’oro, l’arredamento e duemila ducati nuovi di zecca. Al contempo, però, festeggia. Nella scena numero 18 rientrano Lucifero, Belzebù e Mefisto, che portano a Faust una condanna eterna alla sua anima. Per lui è giunto il momento del passaggio di proprietà della sua anima.

Il raggrumamento del sangue di Faust riassume tutto l’atteggiamento del dannato fin dalla firma del contratto infernale. Per il male che Faust soffre (ossia la troppa solitudine), Wagner chiama i medici. In occasione di ciò, viene nuovamente mostrata la psiche di Faust, che riceve da Wagner il consiglio di pregare Dio. Viene citata la teoria teologica del libero arbitrio, secondo cui ognuno è libero di scegliere il proprio destino. I colleghi di Faust decidono di pregare per lui e per la sua salvezza.

Dopo la loro uscita di scena rientra Mefisto, che mostra a Faust quale sarà la sua nuova casa, l’Inferno. Faust dice a Mefisto che è stato proprio lui a togliergli la gioia eterna; Mefisto risponde dicendo di rallegrarsi per quello che ha fatto. Dopo un po’ rientrano i due angeli, quello buono (arrivo del Trono) e quello cattivo (apertura dell’Inferno). Quando scende il Trono si sente della musica. Il Trono ritorna in cielo, senza Faust. Quello era il posto che Faust avrebbe occupato in cielo, se non avesse venduto la sua anima al diavolo.