Letteratura inglese – lezione 2

Il dottor Faust (parte 2)

Scena quattro, Wagner e il clown di nome Robin. Scena cinque, le divisioni in scene sono postume. Nel secondo atto della quinta scena, si coglie l’apertura della psiche di Faust, al cui interno ci sono due angeli, le voci della coscienza. Il dominio comincia a spostarsi dalla parte del benen (good angel) a quella del male (bad angel). Dopo la loro uscita di scena, rientra Mefistofele, che da a Faust la risposta di Lucifero:

  • comprare il servizio di Mefisto con l’anima, scrivendo il contratto di lascito formale col suo sangue.

Il vantaggio che porta a Lucifero l’anima di Faust è l’ingrandimento del suo regno. Faust decide di rispettare la condizione del contratto, ma il suo sangue, raggrumandosi, sembra non voler scorrere e lasciarsi usare dal dannato per scrivere. Mefisto suggerisce di usare il fuoco per scioglierlo prima. Faust manca di percezione; avrebbe dovuto argomentare meglio il suo spazio. Non otterrà il potere, malgrado il contratto di sangue.

Il patto è fatto, Faust da la sua anima. In conseguenza di ciò, sul suo braccio compare la scritta Homo fuge. Il dono a Faust di corone e vesti sontuose da parte dei diavoli chiamati da Mefisto serve a distrarre il dannato e a mostrargli un esempio di ciò che il mago può fare. Egli vorrebbe sposarsi, ma non può dal momento che il matrimonio è un sacramento. Faust discute con Mefisto della sua conoscenza e di ciò che vorrebbe conoscere, dopo aver deciso di non pentirsi.

Il relativismo ha messo in crisi la religione del tardo 500. Mefisto risponde a Faust dicendo cose che non stanno nè in cielo nè in terra. Un esempio? L’astronomia. Poco dopo tornano gli angeli, che tentano ciascuno di persuadere Faust. Uno a pentirsi, l’altro a non pentirsi. Questo succede quando Faust pensa se sia stato saggio o meno rinnegare Dio. Quando egli chiede aiuto al Cristo, entrano Lucifero, Belzebù e Mefisto. Il primo dei tre afferma di avere diritto all’anima di Faust, che viene a sapere chi è l’essere dinanzi a lui.

Faust cambia idea e giura fedeltà al Diavolo. In risposta a ciò entrano in scena i sette peccati mortali, guidati da un suonatore di flauto: l’Orgoglio, che come la pulce di Ovidio, può ficcarsi in ogni piega di una ragazza; l’Avarizia, che stravede per l’oro; l’Invidia, che non sa leggere e si strugge al vedere gli altri mangiare; la Rabbia, nata all’Inferno e capace di tirarsi stoccate addosso se non trova qualcuno con cui azzuffarsi; la Gola, discendente di un ceppo regale e incapace di saziarsi; l’Accidia, nata su una china al sole e lì sdraiata; infine la Lussuria, che preferisce un palmo di salame crudo a una canna di baccalà fritto. Lucifero manda i peccati a casa (ossia l’Inferno) e dice a Faust che passerà a prenderlo a mezzanotte.

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Letteratura inglese – lezione 1

Il dottor Faust (parte 1)

Il dottor Faust, rifiutando la conoscenza classica, abbraccia l’alchimia, base di scienza, ottica, archittettura e scultura, nonchè potenziale inizio della fisica. La scienza, come tutte le cose esistenti, ha i suoi limiti, e pone casi di coscienza. Un esempio? Gli embrioni e le cellule staminali. Enormi problemi provengono dalla scienza. È possibile o no andare oltre i limiti della conoscenza? A Faust non è bastato studiare all’università, e per questo si da all’alchimia. Le ragioni che lo spingono a fare ciò che ha fatto non sono affatto condivisibili, ma anzi, sono cattive. Le Sacre Scritture si scontrano con quelle della magia, all’interno del dramma di Faust.

I due peccati mortali presenti nel primo atto sono la Lussuria e l’Avarizia, durante il dialogo tra Faust e Cornelius. Occorrono nuove parole, che per molte persone sono più, blasfeme. Basti pensare a cosa ha portato il Rinascimento in Europa. Ci sono studenti che lamentano la mancanza de Il dottor Faust nelle scuole e nelle università. Nel primo atto si parla della necromanzia, o magia nera. Nella terza scena del primo, Faust entra da solo e da inizio alle sue magie nere. Una cena in cui si sacrifica al diavolo è chiaramente blasfema. Le “stelle erranti” sono i pianeti, che non agiscono come le vere stelle. Dopo aver fatto gli opportuni riti e invocato in latino, appare Mefistofele (non Belzebù), che sparisce quasi subito perchè lo vuole Faust, il quale desidera che torni a immagine di un vecchio frate minore (chiara allusione alla fede protestante dello scrittore). Le parole si rinnovano, cambiano.

Faust chiede a Mefistofele, quando questi appare sotto le vesti da frate, cos’è Lucifero, il suo padrone. Prima di ciò dichiara di dedicarsi a Belzebù, di non distinguere l’Inferno dall’Elisio, di non temere la parola dannazione, e spera che il suo spirito sia con gli antichi filosofi. Lucifero, un tempo angelo amato da Dio, divenne il principe dei demoni per superbia, ambizione e insolenza (Per questo fu gettato dal cielo). I soci di Lucifero sono infelici caduti con lui, ribelli a Dio e dannati per sempre all’Inferno. Faust è pronto a cedere l’anima a Lucifero se questi lo risparmia per ventiquattro anni (corrispondenti a ventiquattro ore, unità di tempo usata in teatro), per fargli così vivere tutte le voluttà, uccidere i suoi nemici e aiutare i suoi amici.

Il testo teatrale, appartenente al genere tragico, viene recitato in prosa, facendo uso di un linguaggio alto. Faust intende essere imperatore del mondo, lanciare un ponte sull’aria, passare l’oceano con il suo esercito e saldare i monti intorno al mare d’Africa, per farne un continente con la Spagna e ridurle entrambe a vassalle del suo regno.