Storia del giornalismo – ultima lezione

(dagli appunti presi in aula)

Cinema, la cattedrale del desiderio

“Non è possibile parlare del cinema senza includere il suo pubblico.” Gian Piero Brunetta, storico e critico cinematografico. Il cinema statunitense degli anni Venti, Trenta e Quaranta offriva, più di quello italiano, fughe dalla realtà e immersioni. Basti pensare alle giovani attrici di allora, Jean Harlow, Mae West e Myrna Loy. Il cinema è fortemente presente nel suo pubblico e nella realtà quotidiana, ed è associato alla modernità.

Si forma il primo legame tra i fumetti e il cinema sonoro, che conferisce all’azione fluidità e ritmi propri del teatro. L’avventuroso fu il primo fumetto USA giunto in Italia. Erano gli anni Trenta. Film come Il grande dittatore di Charlie Chaplin (1940) e Why we fight (serie di film che spiegano perché gli Stati Uniti entrarono in guerra) vennero proiettati negli USA, e in un secondo tempo in Europa.

(sono stati proiettati alcuni video tratti dai seguenti film: Acciaio, di Walter Ruttmann; 1860, di Alessandro Blasetti; Uomini sul fondo, di Francesco De Robertis; Ossessione, di Luchino Visconti)

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Storia dell’America del Nord II – ultima lezione

(dagli appunti presi in classe)

Trionfalismo liberale

Nuovo Ordine Mondiale[1] e centralità statunitense. Ritorno all’internazionalismo wilsoniano, sicurezza collettiva [messa] alla prova. La sfida di Saddam Hussein, la guerra del Golfo (agosto 1990 – novembre 1991)[2] e la vittoria degli USA.

Il mondo si sta strutturando seguendo linee liberali, visto che l’alternativa alla superpotenza occidentale non esiste più dal 1991[3]. La visione internazionalista di cui sopra venne messa alla prova negli anni 1990/91, quando l’Iraq di Hussein invase il Kuwait. Gli USA chiesero all’ONU l’autorizzazione all’intervento armato contro l’esercito invasore, dal momento che Hussein si rifiutava di far ritirare i suoi soldati. L’autorizzazione venne data. L’internazionalismo guidato dagli Stati Uniti[, il cui presidente era George H. W. Bush,] prese sempre più forma, rimanendo tale fino a oggi.

Dominio strategico: Europa, Golfo persico e oceano Pacifico. Primato in tecnologia, potenza finanziaria, mercato centrale per tutto il soft-power mediatico, e prima economia post-industriale. Negli anni ’90 vennero alla luce il World Wide Web e nuovi linguaggi informatici (come Java, Python e JavaScript[4]). Finita la Guerra Fredda, il sistema internazionale faceva ancor più centro sulla leadership statunitense.

La fine della Storia e il trionfo del liberal-capitalismo. Lo scontro di civiltà di Samuel Huntington, scienzato politico dell’università privata di Harvard (vicino ai conservatori, ma indipendente). La potenza “indispensabile” per espandere la democrazia (Clinton). Espandere la democrazia in Russia e nei paesi dell’est europeo, usciti dal comunismo legato a Mosca. Il mercato internazionale, ossia il NAFTA e il WTO[5].

Idealismo e interessi, dall’intervento in Somalia (1992-94) al genocidio in Ruanda del 1994, che causò circa un milione di morti (vedere Rwandan Genocide su en.wikipedia.org, e la voce Ruanda nella Treccani, sottotema Storia, terzo paragrafo).

L’asse storico Europa-Stati Uniti. I paesi dell’est, che fino al 1991 costituivano il blocco orientale, si avvicinano ed entrano nell’Unione Europea e nella N.A.T.O. La guerra in Bosnia e l’invasione del Kosovo danno la conferma di due importanti concetti; il bisogno da parte dell’Europa del suo alleato americano, e il mantenimento della leadership da parte degli USA. La N.A.T.O. funge da modello di sicurezza collettiva, e si espande. Lavora fianco a fianco con la U.E., la quale cresce a tal punto da avere una propria moneta[6], una politica comune sul controllo delle persone[7], la Commissione Europea (l’organo esecutivo), etc.

Stati Uniti e Asia, immagine del futuro. L’asse con il Giappone. Fascia di protezione da Seoul a Singapore. La Cina del futuro: nazionalismo o cooperazione regionale? Gli USA e il Medio Oriente. Garantire la stabilità del Golfo Persico. Mediare il conflitto israelo-palestinese. Regimi feudali e fondamentalismo islamico. I limiti e i dilemmi della democrazia.

Note a piè di pagina    

1: Espressione usata dall’allora presidente George H. W. Bush nel discorso al congresso dell’11 settembre 1990 (cfr. millercenter.org/president/bush/speeches/speech-3425 , dal sito dell’università della Virginia)

2: cfr. Mario del Pero, Libertà e impero, editori Laterza, 2008, pagg.405-408

3: Trattasi dell’URSS.

4: Il primo e il terzo linguaggio vennero creati nel 1995, il secondo invece nel 1991.

5: Il NAFTA (North American Free Trade Agreement) è un trattato di libero scambio tra Canada, Stati Uniti e Messico. Il WTO (World Trade Organization) è l’organizzazione mondiale del commercio

6:L’Euro venne quotato in borsa il 1° gennaio 1999, ed entrò in circolazione il 1° gennaio 2002 in 12 paesi dell’Unione. Vedasi il trattato di Maastricht del 1992.

7: Regolata dagli accordi di Schengen. Essi vennero firmati il 14 giugno 1985 tra Germania, Benelux e Francia, ed entrarono in vigore dieci anni dopo.

(post aggiornato l’11 gennaio 2016 alle 23:50)

Storia dell’America del Nord II – lezione 12

(dagli appunti presi in classe)

Fine della distensione

Nel 1975, ossia due anni dopo il ritiro delle truppe statunitensi dal Vietnam, l’esercito di Hanoi conquistò il Vietnam del Sud, unendo così i due stati e portandoli sotto l’influenza sovietica e cinese. Jimmy Carter, candidato democratico alle presidenziali del 1976, vinse le elezioni. Una volta al governo cambiò il registro della politica estera, abbandonando i meccanismi imperiali e sostenendo con fermezza i diritti umani.

La sua diplomazia era agile, tanto che contribuì alla pace tra lo stato d’Israele e l’Egitto tramite gli accordi di Camp David[1]; quest’ultimo fu il primo stato arabo a riconoscere l’esistenza della nazione ebraica. Gli accordi SALT (Strategic Arms Limitation Talks)[2] vennero aggiornati nel 1972, divenendo i SALT II[3]. L’uso dei diritti umani come leva negoziale e accusa pubblica sui sovietici.

Il committee on present danger (un gruppo di interesse statunitense sulla politica estera) venne fondato da Tracy Voorhess negli anni ’50 per promuovere i piani proposti da Paul Nitze e Dean Acheson nel NSC-68[4]. Gli accordi SALT II vennero bloccati dall’avvelenamento del clima di distensione, dalla difesa russa della sovranità nazionale, dalle espulsioni, carcerazioni e persecuzioni dei dissidenti.

Nel 1979 l’esercito dell’Unione Sovietica invase l’Afghanistan[; era la vigilia di Natale]. Fidel Castro, che in quel periodo guidava Cuba da vent’anni, mandò militari e armi in Angola a sostegno dell’MPMA (Movimento Popular de Libertação de Angola), un partito politico comunista. Il contesto fu la guerra civile angolana, iniziata nel ’75 e finita del 2002.

L’invasione sovietica in Afghanistan diede il via a un conflitto durato circa dieci anni. In quello stesso anno si verificò la rivoluzione islamica in Iran guidata dall’ayattolah Ruhollah Khomeyni. Questi rimase al potere fino al giugno 1989.

Note a piè di pagina

1: Nelle pagine 369-370 del libro Libertà e impero. Gli Stati Uniti e il mondo, di Mario Del Pero, è riportato: “Tra i successi [di Carter] vanno sicuramente annoverati i trattati relativi al canale di Panama del 1977, l’atteggiamento almeno in parte nuovo verso la minaccia della diffusione del comunismo nell’emisfero occidentale, […] e, soprattutto, gli accordi di Camp David del settembre 1978.”

2: Al sito governativo SALT 1 si trova la prima versione del trattato. Cfr. Accordi SALT (wiki) e S.A.L.T. (britannica)

3: I seguenti indirizzi internet riportano la seconda versione del trattato: http://www.state.gov/www/global/arms/treaties/salt2-1.html; http://www.state.gov/www/global/arms/treaties/salt2-2.html

4: cfr la voce Committee on the present danger su en.wikipedia.org.

(post corretto il 17 dicembre 2015 alle 22:15)

Storia dell’America del Nord II – lezione 11

Johnson e la guerra in Vietnam

Il dominio indocinese. Gli impresi presi, la fiducia tecnocratica, il test del contenimento. Le guerre di Lyndon Johnson[, successorre di Kennedy]: i paralleli immaginari e il problema politico interno. La guerra del presidente [consiste nel] prevenire l’effetto domino vantaggioso per il comunismo, e sostenere la credibilità statunitense agli occhi del mondo.

Piegare il [Vietnam del] Nord con una campagna aerea di bombardamenti a tappetto, tenere fuori la Cina da questo conflitto, e costringere il regime comunista a non invadere quello democratico a sud, sostenuto dai suoi alleati. La guerra americana del Vietnam[1], l’opposizione a essa, la “luce in fondo al tunnel” e l’Offensiva del Têt [sferrata nella notte tra il 30 e il 31 gennaio del 1968]. Questi e altri fattori portarono al crollo del consenso nazionale alla guerra[2].

Nel 1968 Robert Kennedy, fratello del defunto presidente John e candidato democratico alle presidenziali, venne assassinato[ all’Ambassador Hotel di Los Angeles da Sirhan B. Sirhan]. Vinse [le presidenziali Richard] Nixon, del partito repubblicano; egli promise la fuoriuscita immediata dalla guerra, per non provocare altre morti ancora.

(post aggiornato il 23 gennaio 2016)

Note a piè di pagina   

1: Vedere Johathan Neale, Storia popolare della guerra in Vietnam, Milano, Il saggiatore s.p.a., 2008 (traduzione di Alessandra Costa del libro A People’s History of the Vietnam War).

2: Cfr. Mario del Pero, Libertà e impero, Editori Laterza, 2008, pagg. 346-353 (La crisi del contenimento e la fine del consenso).

Storia del giornalismo – lezione 7

Ordine (o albo) dei giornalisti

Come riuscì il fascismo a mantenere il potere per ben ventun’anni? In diversi modi e usando diversi strumenti, come l’albo dei giornalisti, il riconoscimento della professione giornalistica e la regolamentazione del lavoro; il tutto secondo il volere del regime. Molti giornalisti, per sopravvivere, furono costretti a tesserarsi al partito nazionalfascista.

Ai tempi di Cavour l’agenzia di stampa Stefani era “vassalla” di Havas, un’agenzia di stampa francese, e da essa riceveva le notizie da mandare ai giornali e a chi le richiedeva. Quando arrivò Manlio Morgagni, l’agenzia dipendeva dal governo, in particolare dal Ministero degli Interni. Giuseppe Volpi, co-proprietaro della Stefani, era un finanziere di grosso calibro.

Morgagni si pose il problema del rapporto tra Havas e Stefani, ma non lo risolse. Come spesso avviene in regimi autoritari, le autorità a vari livelli si sentono investite contemporaneamente di funzioni e ruoli di controllo, e dunque una molteplicità di centri di controllo finisce per creare poteri che si intersecano a vicenda.

L’otto settembre 1925 l’allora direttore della Stefani, Giovanni Cappelletto, inviò una protesta all’allora ministro degli Interni Federzoni, lamentando il ritardo di 10 ore relativo al recapito di un dispaccio. Il tre ottobre Cappelletto protestò di nuovo, questa volta per il sequestro di un telegramma. Morgagni capì subito che per la solidità e lo sviluppo della Stefani andavano potenziati i servizi di trasmissione delle notizie economico-finanziarie. Il primo passo fu il servizio radiotelegrafico dei cambi esteri.

La Stefani aveva pochi uffici all’estero. Alcuni di questi si trovavano a Buenos Aires e Rio de Janeiro, visto che in America Latina esistevano tanti interessi italiani. Ma queste necessità ne portavano altre. Nel 1935 la Stefani ottenne l’approvazione del regime per la creazione del suo «servizio mondiale». L’avvicinamento dell’Italia alla Germania, avvenuto in conseguenza della guerra d’Etiopia, portò sul terreno delle agenzie all’alleanza della Stefani con la Deutsches Nachrichtenbüro (DNB), assunta ben presto a un livello di grande efficenza.

L’albo dei giornalisti fu istituito nel 1925, sostituito dall’attuale Ordine nel 1963.