Storia dell’America del Nord I – ultima lezione

(dagli appunti presi in classe)

Amministrazione Reagan

Durante l’amministrazione [di Ronald] Reagan viene dato un forte impulso alle nuove tecnologie, ma la produttività ristagna e cresce esponenzialmente il deficit del bilancio[1]. [La] religiosità [intesa] come disciplinamento morale intorno ai valori tradizionali. Questa era una cultural war accompagnata dall’influenza politica della Moral majority[2]. Su temi come l’aborto e la preghiera nelle scuole, i conservatori rimasero in minoranza.

  • Individualismo libertario contro lo stato disciplinare e intrusivo;
  • materialismo della società consumistica contro la religiosità;
  • immigrazione libera o regolata?

Tra il 1982 e il 1991 ebbe luogo una forte crescita economica, seppur accompagnata da due recessioni[3]. Nacquero nuovi poli di ricchezza, ma rimasero alte sia l’incertezza che la disuguaglianza economica. La classe media, emblema del reaganismo, prosperò ma rimase fragile a causa dell’indebitamento e della flessione lavorativa. La povertà si espanse e si concentrò su alcuni soggetti (madri, ghetti, immigrati, bassi livelli di istruzione). Ci si chiese quale futuro potesse avere la nazione.

La resa e il crollo dell’U.R.S.S. esaltarono la lettura della libertà come mercato e trionfo dei valori occidentali. Nel 1991 scoppiò la guerra del Golfo; gli USA erano l’unica potenza mondiale. Il successo militare [ottenuto contro Hussein] cancellò la “sindrome del Vietnam[, ossia la paura di dover mandare i soldati a combattere per anni e anni,] ed evidenziò il balzo tecnologico statunitense.

La recessione del 1991 colpì anche i quadri alti ed esasperò le tensioni sociali. Il deficit pubblico e l’indebitamento dei ceti medi alimentarono l’insicurezza, e furono un’eredità di Reagan che del suo vice, George H. W. Bush[, presidente dal 1989 all 1993]. Alle elezioni presidenziali del 1992 Bill Clinton vinse contro Bush; entrarono in scena i new democrats, a favore dell’innovazione e della competizione globale ma decisi a sostenere i cittadini tramite la sanità, la formazione e il rinnovamento delle città.

Bill Clinton è sostanzialmente un democratico post new Deal, giunto alla Casa Bianca mentre la nazione si era spostata verso una cultura conservatrice. L’economia globale dell’informazione, insieme alla flessibilità, non è un pericolo, ma una grande opportunità per aiutare gli individui ad adattarsi e a cambiare con una base minima di sicurezza.

Note a piè di pagina

1: cfr. History of the United States public debt , voce Federal spending, federal debt and GDP, da en.wikipedia, e Historical Debt Outstanding – Annual 1950 – 1999 dal sito treasurydirect.gov.

2: Si tratta di un’organizzazione politica fondata da Jerry Falwel nel ’79, e associata con il partito repubblicano e la destra “cristiana” Cfr. la voce Moral Majority sull’Encyclopaedia Britannica, e l’articolo Moral Majority sul sito dell’Istituto Gilder Lehrman.

3: La prima recessione venne causata dalla politica monetaria di recessione della Federal Reserve, attuata per tenere a freno l’alta inflazione (cfr. en.wikipedia.org/wiki/Early_1980s_recession); la seconda venne causata dall’indebolimento dell’economia, dalla crisi petrofilera del 1990, dalla crescita dell’inflazione (che la Fed rallentò alzando i tassi d’interesse) e da altri fattori. (cfr en.wikipedia.org/wiki/Early_1990s_recession e en.wikipedia.org/wiki/List_of_recessions_in_the_United_States)

(post aggiornato il 26 dicembre 2015 alle 20:30)

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Storia dell’America del Nord I- lezione 10

(dagli appunti presi in classe)

Fordismo e società di massa

All’inizio del Novecento la grande azienda USA si arricchisce di diverse catene di montaggio, e di una gestione scientifica del lavoro. Nascono il Marketing (pubblicità), la creatività del lavoratore e la “moltiplicazione” del lavoro. Tra il 1920 e il 1929 il PIL federale è più che raddoppiato[1], la produzione siderurgica è quadruplicata, il numero di automobili passa da circa 469.000 a 26.750.000. L’automazione mantiene ferma l’occupazione operaia, e i relativi salari salgono di poco.

A mano a mano che l’enorme balzo in avanti della produttività faceva salire il numero di redditi, si cominciava a diversificare i prodotti in base alle esigenze dei clienti (Per esempio l’automobile). In breve era cominciato quel percorso che avrebbe portato ai beni di consumo per come li conosciamo oggi. Nacque la figura del consumatore. La catena di montaggio non meccanizza solo l’industria, ma l’agricoltura, facendo così salire i prezzi dei prodotti agricoli e portando in crisi intere aziende familiari del settore.

La città moderna si arricchisce di grattacieli e di aree suburbane, la rete stradale e l’indotto dell’automobile cambiano i paesaggi, l’occupazione e gli stili di vita. Il lusso diviene visibile e ostentato, ed è l’aspirazione per la classe media. La democratizzazione degli stili di vita attraverso i consumi si trasforma in un nuovo principio di cittadinanza, e le famiglie [non tutte] costruiscono la loro vita domestica intorno al consumo di prodotti standardizzati. I modelli di igiene e di svago esaltano la libertà e la cura della singola persona.

Con una minore domanda di lavoro rispetto a trent’anni prima [degli anni 20], c’erano poche possibilità per il mondo operaio di spingere per salari più alti e minore disoccupazione. In compenso i conflitti sindacali si fecero sempre più forti e frequenti. Grazie a una maggiore accessibilità ai prodotti al dettaglio (salari medio-alti e prezzi convenienti), il divario ricchi/poveri diminuì sempre più.

Si giunge [così] al Department Store (grande magazzino), [ovvero] l’epicentro della società dei consumi. A proposito d. A partire dal biennio ’27/’28 le tradizionali occupazioni femminili vennero affiancate dai “mestieri da colletti bianchi”. Dopo la crisi del 1929 (Great Depression) gli stati europei divennero sempre più protezionisti e autarchici (per esempio l’Italia e la Germania), e sempre meno liberali e democratici. Il contrario di ciò che accadde negli Stati Uniti, a partire dalle due stagioni di riforme dette New Deal[2].

Le contestazioni razziali da parte degli afroamericani contro le diseguaglianze subite si spostarono sempre più verso le cause in tribunale, i processi e le questioni legali, che rimasero sotterranee negli anni ’30 e ’40, ma che si fecero sentire dagli anni ’50 in poi. A fianco della crescita, dell’arricchimento e della modernizzazione di grandi aree urbane (in cui sono concentrati i servizi), cominciò a delinearsi una sorta di “provincia” industriale, o periferia, fatta dai luoghi in cui si trovava la vecchia produzione industriale. Anche il Sud rurale affrontò una grossa crisi, dovuta al calo dei prezzi dei prodotti agricoli.

Note a piè di pagina      

1: Vedere 20th Century Statistics del Census al sito https://www.census.gov/prod/99pubs/99statab/sec31.pdf, tabella n°1434. Nel 1929 il PIL era pari a 103,8 miliardi di dollari di allora (790,9 miliardi secondo il valore monetario del 1992, raggiunge la cifra di 790,9 miliardi); cinque anni dopo era sceso a 65,9 miliardi (641,1 secondo il valore del 1992).

2: una serie di riforme sociali ed economiche portate avanti dall’amministrazione di Franklin D. Roosevelt tra il 1933 e il 1939 (cfr. la voce New Deal sul sito: http://www.britannica.com/event/New-Deal)

(post aggiornato il 27 dicembre 2015 alle 19:23)

Storia dell’America del Nord I – lezione 9

(dagli appunti presi in classe)

Potenza mondiale

Gli USA fanno sentire il loro peso come potenza mondiale, seguendo queste tre premesse:

  • Repubblica americana come speranza per l’umanità;
  • espansione continentale vissuta come se fosse destino;
  • sicurezza garantita dai due oceani.

Dagli anni ’70 ebbe luogo una discreta espansione commerciale nei Caraibi e lungo la costa del Pacifico, oltre che in Alaska e nell’arcipelago hawaiano. Entra in scena il mercato cinese. Le navi statunitensi giunte ai Caraibi e alle Hawaii sono commerciali. Mentre viene affidata all’espansione commerciale una valenza socio economica e di “civilizzazione”, prendono forma una gerarchia razziale e culturale e un navalismo geopolitico militare.

Correva l’anno 1898; a Cuba ci fu uno scontro tra il colonialismo europeo e la democrazia statunitense. La vicenda riguardante il Maine è un esempio di sciovinismo americano, perchè dopo la sua esplosione ci fu un forte dibattito circa l’invio di truppe a Cuba o il mantenimento della neutralità.

  • interventi nazionalisti e democratici;
  • Business cauto, poi deciso contro il radicalismo;
  • le occasioni caraibica e asiatica per il presidente William McKinley (1843-1901)

A Manila (Filippine) la flotta statunitense incrociò quella spagnola e l’affondò dopo cinque ore di battaglia. Grazie alla resa spagnola conseguente alla lotta tra il suo esercito e i Rough Riders[1], l’esercito USA assunse il controllo di Cuba e di Portorico (in spagnolo Puerto Rico). Ecco che nacquero nuove domande: stava nascendo un nuovo impero? Se sì, doveva mantenere la tradizione repubblicana o adottare i principi del colonialismo? I tasti toccati furono gli interessi economici, la democrazia, l’anticolonialismo e la missione di “civiltà”.

La risposta a queste domande fu un forte e deciso no a un impero formale statunitense. Cuba venne tutelata, ci fu una semiannessione di Porto Rico e le Filippine rimasero sotto il controllo americano. Non ci fu un impero formale, ma uno commerciale e militare sì. Nell’anno 1900 ci fu la Politica della Porta Aperta[2] contro la divisione commerciale europea dei porti cinesi. Gli Stati Uniti sostenevano che il mercato cinese dovesse restare accessibilite a tutte.

Grande guerra e Red Scare

Quando nel 1914 scoppiò la Grande Guerra, la neutralità americana era data per scontata. Dal ’15 al ’17, però, essa perdeva sempre più equilibrio; prima il blocco navale britannico e la guerra sottomarina ai tedeschi. Poi il numero di scambi con la Germania calava sempre più, ma quelli con l’Intesa vennero incrementati del 400% circa. Il PIL nazionale aumentò del 20% nel periodo ’14-’17, e si assistette a un aumento su vasta scala della produzione industriale.

L’immigrazione Europa – America era sostanzialmente ferma. Ci furono tensioni razziali nelle città del Nord. Nel biennio 15/16, [il presidente Woodrow] Wilson provò a mediare per una pace senza vincitori, ma fallì. In più si temeva un’eventuale egemonia tedesca in Europa dopo la guerra.

Ecco perchè l’Impero Tedesco (Deutsches Kaiserreich in tedesco) divenne il simbolo del militarismo antidemocratico. La guerra sottomarina portò Wilson, nel 1917, a richiedere [al Congresso l’approvazione del]l’intervento militare contro l’Impero Tedesco. Per l’occasione egli presentò i 14 punti[3]. Eccone alcuni: sovranita democratica, liberismo, comunità di potenza, Società delle Nazioni.

Con le trattative di pace a Versailles, venne snaturata la pace voluta dal presidente Wilson. La potenza tedesca subì una forte umiliazione. Gli Stati Uniti non avevano ancora un preciso ruolo strategico all’estero.

Note in calce   

1: I Rough Riders erano formati dalle truppe USA e dagli insorti cubani.

2: La Politica della Porta Aperta è un concetto secondo cui nessuna potenza straniera poteva prendere il controllo di questo o di quel porto cinese. Il libero uso dei porti doveva restare tale e quale. I soggetti coinvolti erano la Francia, la Germania, la Russia, gli Stati Uniti, il Regno unito, l’Italia e il Giappone.

3: Il testo completo dei 14 punti si trova sul sito governativo www.ourdocuments.gov/doc.php?flash=true&doc=62

Storia dell’America del Nord I – lezione 8

Crisi agricola

Negli anni 90 del 1800 ci fu una caduta dei prezzi agricoli; in conseguenza di ciò, gli agricoltori si concentrarono in un movimento populista agrario, contro la concentrazione industriale e bancaria. In concreto volevano:

  • credito facile;
  • limiti al mercato;
  • tetti ai prezzi delle ferrovie;
  • lavori pubblici per l’occupazione.

In contrapposizione al pop. ag., la nazione industriale urbana vuole una moneta stabile, credito rigoroso e tariffe protette. Nel 1896, i democratici fanno da portavoce al mov. pop. ag. . Bryan attacca il monopolio e le banche per l’America dei piccoli produttori. Candidato repubblicano, McKinley difende la crescita industriale, il capitalismo manageriale e i lavoratori qualificati nativi. Nel novembre del 1896, i repubblicani battono i democratici-popolari, e guidano la nazione moderna. Consolidano i trust e la cultura manageriale, e proteggono le industrie e le banche.

Tra il 1898 e il 1914 ci fu la stagione di riforme per organizzare la modernità industriale. Il suo nome era progressismo. I problemi affrontati erano:

  • democrazia e trust – potere economico e valori repubblicani – corruzione o managerialità;
  • interessi privati e collettivi nella nuova economia – i consumatori;
  • ruolo, diritti e autorità dei gruppi sociali organizzati;
  • stabilizzazione del ciclo e prevedibilità economica.

Gli attori sono: le maggiori aziende, il lavoro e i sindacati, la stampa di massa, gli scienzati sociali, parte del ceto politico (tra cui Theodore Roosevelt), i consumatori e i ceti medi professionali. Altri problemi riguardano la vita nella realtà urbana, l’igiene e la salute. Viene istituita una morale per l’ordine sociale: i “vizi” dei poveri. Famiglia e americanizzazione. Gli attori di questa seconda gamma di problemi sono:

  • riformatori protestanti per il bene comune;
  • filantropi;
  • le donne e i social workers.

I partiti si suddividono in machines e managerial. I riformatori chiedono meno corruzione. Emerge il civil service professionale. Nel 1912 nasce il Partito Progressista, che lotta per uno stato attivo che governi il mutamento e lo regolamenti per mantenere vitale la democrazia. Il suo leader era Theodore Roosevelt, e lottò contro i trust e i monopoli urbani. Inoltre si impegnò a mantenere la nazione sana, robusta e virile, e salvaguardò il patrimonio naturale mediante parchi nazionali.

Introdusse, con il Pure food e & drug admin., una prima forma di protezione dei consumatori. Mise ordine all’urbanistica cittadina per ordine, igiene, serenità e rispettabilità: parchi, teatri, musei e arte. Nel 1912, con i repubblicani spaccati in due, i democratici vincono. Woodrow Wilson è il nuovo presidente. Si verificarono i seguenti eventi:

  • nascita della Federal Reserve;
  • nascita della FTC;
  • introduzione della tassa federale sul reddito;
  • calo delle tariffe;
  • dialogo con i sindacati;
  • leggi sul lavoro per la protezione e la sicurezza di uomini, donne e bambini.

Paraddosalmente, i votanti diminuiscono. Allo stesso tempo le classi medie urbane, in gran parte repubblicane, si fanno sentire sempre di più in politica. Il sud bianco rimane democratico. Il voto dei farmer e del lavoro è conteso da democratici e repubblicani per oltre trent’anni. Dagli anni ’20 esiste l’elettorato femminile, equamente distribuito come quello maschile.

Nel 1906 un socialdemocratico tedesco pubblica un libro dal titolo “Perchè negli Stati Uniti non c’è il socialismo?”. La vera domanda, però, era “Perchè avrebbe dovuto esserci?”. Tanti politologi, sociologi, etc., in Europa e in America, fecero la stessa domanda. Ecco alcuni punti del libro, scritto da Sombart:

  • benessere materiale;
  • classe operaia divisa per etnie (meno unita rispetto a quella europea);
  • sindacati di mestiere, non di classe.

Chi si chiede perchè negli USA manca il socialismo, presume la sua presenza come destino. Dagli statunitensi:

  • Unicità esperienza frontiera;
  • egemonia culturale del liberalismo;
  • il federalismo frammenta l’azione politica senza la formazione del terzo partito.

Ci furono gli scioperi del 1877 e del 1892. I sindacati e i movimenti erano: knights of labor, populisti, socialisti e anarchici. I sindacati di mestiere, per contrattare nel mercato e premere sulla politica, si riuniscono nell’AFL. Questa associazione è per l’esclusivismo etnico e maschile, e ripudia il finalismo ideale, appartenente al socialismo. Nascono sindacati radicali dei migranti all’ovest. I loro punti chiave? Libertà d’espressione e organizzazione. Si fa prepotente la violenza anarchica e populista, ma anche sindacale visti gli scarsi diritti dei lavoratori.

Gli USA non sono eccentrici, ma hanno alcune peculiartità. Il progressismo concorre sull’istruzione, sull'”elevazione” morale e sull’americanizzazione delle comunità operaie, togliendo così spazio al socialismo americano. In Europa avviene l’esatto contrario. Il governo federale entra nel campo della regolamentazione (diminuzione) del lavoro minorile e di quello femminile, prima che i socialisti ne facessero richiesta.

L’orario lavorativo viene portato a otto ore, mentre gl infortuni vengono risarciti. Nelle città industriali si assiste a un gran numero di organizzazioni etniche e sindacali degli immigrati. Il benessere dei lavoratori è molto frazionato. Povertà famigliare dei manovali immigrati: 365 giorni l’anno, $ 10 a settimana. Per i lavoratori qualificati (oltre $ 20), invece, le cose cambiano; i consumi e lo status sociale si avvicinano a quelli del ceto medio. Ford 1914 $ 5 al giorno. Prosperità per tutti? Produzione di massa su catene di montaggio. Henry Ford raddoppia gli stipendi dei suoi operai perchè questi acquistassero le macchine da loro costruite.

Gli afroamericani sono esclusi da tutto questo movimento sindacale, e quindi ne creano di propri. Nel 1917 il socialismo statunitense è contrario alla prima guerra mondiale, scontrandosi frontalmente con il patriottismo promosso dal governo federale e dalla società locale. Dopo questo fatto, esso viene frammentato in più parti. I maschi bianchi sono cittadini, non una classe esclusa, da generazioni: usano i due partiti, e così anche gli immigrati. L’emancipazione politica e culturale delle donne, e in più il loro ingresso nelle attività pubbliche, sono richiesti e rivendicati da movimenti indipendenti femministi che precedono il socialismo e fanno uso della costituzione, non di altri documenti.

il socialismo giunge tardi, non presto

Gli USA anticipano i trend che il socialismo europeo affronterà con difficoltà negli anni ’60. Non un modello eccezionale, ma la prima società che conosce e sperimenta la modernità. Ecco perchè è molto meglio chiederci “perchè il socialismo avrebbe dovuto esserci, negli USA?”, piuttosto che “Perchè negli USA non c’è il socialismo?”.

Storia dell’America del Nord I – lezione 7

Il sud segregato

L’ex confederazione si ricostruisce intorno alla segregazione legale razziale, che durerà fino agli anni ’60 del 1900. Contemporaneamente nasce e cresce il Ku Klux Klan, movimento razzista autore dei peggiori crimini verso i neri, gli ebrei e gli abolizionisti. Il sud degli USA è distinto, peculiare, povero:

  • reddito pro-capite 50% del nazionale;
  • cot., leg/car., tes./tab. : non più del 10% di ind. naz.;
  • controllo su forza lavoro per evitare proteste congiunte bianchi e neri;
  • salari bassi;
  • al vertice, elite agraria e mercantile a supremazia bianca.

Al centro della società del sud c’è il cotone. Negli anni novanta, tuttavia, attraversa una grossa crisi in conseguenza dell’ingresso, nel mercato internazionale, di altri produttori di cotone. Pur non essendo più schiavi, gli afro-americani rimangono senza risorse, lavorando come affittuari e mezzadri con servitù del debito verso i loro datori di lavoro (ex padroni). Paternalismo e catene (o coercizione). Accanto alla gerarchia razziale, c’è la povertà rurale e industriale bianca.

Per questo l’area del sud, allora, era sottosviluppata. I democratici hanno il monopolio politico sui poteri locali. I neri e i poveri non hanno diritto di voto. Literacy text, poll tax; barriere al voto. La scolarità viene contenuta per congelare la struttura sociale elitaria. Il sindacalismo è represso. L’asse portante del sud è la rigida separazione degli spazi in chiave razziale. Gli spazi sono due, e riguardano ogni ambito esistente (geografico, economico, politico, sociale, etc) e ogni istituzione (trasporto pubblico, servizi igienici, locali, scuole, etc), in particolare per le città.

Per far funzionare un simile sistema, si utilizzano le coercizioni (pubbliche e private), la legge anti vagabondaggio, pene detentive molto durature e dure. Le chain gangs, formate da carcerati neri, vengono sfruttate per i lavori forzati. Accanto a tutto ciò ci sono:

  • condoni delle violenze private, da parte di chiunque, verso i neri (tra il 1885 e il 1900, 2000 linciaggi verso i neri. Un terzo di questi era motivato da “accuse” sessuali);
  • Il K.K.K. (Ku Klux Klan).

Controllo del bambino, repressione del “bruto”. La popolazione nera viene terrorizzata e “disciplinata”. Forte controllo della sessualità di fronte ai “pericoli” della modernizzazione. L’identità razzista della popolazione bianca viene rinsaldata e cementificata. A questo proposito, il linciaggio viene visto come rito di iniziazione, comunione ed “educazione” alla violenza e all’estensione razziale. Il K.K.K. è sia tessuto connettivo, sia braccio armato dell’elite di potere, bianca protestante. Col tempo esso diventa sempre più forte e pericoloso, fino agli anni ’60 del 1900.

L’economia separata del sud rappresenta un’occasione d’investimento da parte del nord, mentre l’immigrazione non rende necessaria la forza lavoro del sud. Fino alla prima guerra mondiale, nessuno lascia il sud, bianco o nero che sia. I wages of whiteness sono, in sostanza, incentivi monetari razzisti a favore dei bianchi poveri e disgraziati. Al Congresso, la forza politica del sud ha ancora un peso rilevante, ed è monolitico. Per questo la forza del nord, fino agli anni ’60, non è riuscita a cambiare radicalmente la situazione del sud.

Nel 1896 ci fu il caso Plessy; per la Corte Suprema, la segregazione non è illegale, se esistono istituzioni per bianchi e neri. Separate but equal. In base a questo concetto, secondo la Corte l’uguaglianza era rispettata. Il sud è suddiviso in urbano bianco, orgoglioso, morale e agrario, razzista, povero. La popolazione afroamericana occupa percentuali tra il 25% e il 50% del totale a livello nazionale. Sconfitta quasi del tutto, si rifugia nelle chiese battiste, epicentri delle comunità locali in ogni ambito. A inizio 900, gli afroamericani cercano di reagire o convivere con il sistema segregazionalista. Un intellettuale nero, Booker T. Washington, fa due proposte per la salvezza della comunità afroamericana:

  • self-help;
  • accomodiation.

Demolendo gli stereotipi con l’istruzione e l’accomodazione, Washington crede che così i neri sapranno rendere inutile la stessa segregazione. Accanto a lui, W. E. B. DuBois, Niagara Navem e la NAACP (1910), che lottano duramente per l’uguaglianza e i diritti civili. DuBois, in contrapposizione a Marx, crede che non esista la distinzione in classi, ma la “linea del colore”. A inizio 900, negli USA, la domanda è sempre la stessa: chi è americano? I residenti da sette generazioni o anche i nuovi arrivati al porto di Rhode Island (NYC)? Come si stabiliva chi fosse americano e chi no? Ecco alcuni dati:

  • 1880-1920: 23 milioni di immigrati (1900-1914: 1 milione l’anno);
  • 1910: gli immigrati sono il 75% della popolazione lavorative delle grandi infrastrutture;
  • 1917: un americano su tre è immigrato o figlio di immigrati (70% a NYC, Boston e Chicago. Oltre il 50% in altre città).

Tra il 1860 e il 1900, la maggior parte degli immigrati era originaria della Germania e del Nord-Europa; vent’anni dopo, dell’Italia e del Centro-Europa. Gli italiani e gli slavi hanno alti flussi di ritorno, gli ebrei russi, i polacchi e gli irlandesi, invece, li hanno bassi. I flussi messicani e franco-cadanesi, a inizio 900, erano molto bassi. Le religioni degli immigrati sono:

  • cattolicesimo;
  • cristianesimo ortodosso;
  • ebraismo

Molti sono maschi, rurali, non istruiti (non tutti), poco qualificati, e hanno salari bassi. Vivono nelle company towns o come migranti perenni, o in quartieri multietnici delle grandi aree metropolitane. Tali quartieri, dopo, diventano etnici. Due problemi sono all’ordine del giorno: affolamento e igiene urbana, e la sicurezza sul lavoro. Le comunità etniche presenti nelle aree metropolitane non sono neanche regionali, ma paesane (o cittadine) della madrepatria.

I loro membri si suddividono in notabili e radicali, tra assimiliazione e preservazione, tentazioni rivolte alla comunità. I figli aspirano a divenire americani a tutti gli effetti, i genitori a preservare la cultura d’origine; schizofrenia interna. Nasce la classe media etnica, che congiunge le comunità alla società americana. Accanto a tale classe, emerge il crimine organizzato (un esempio? la mafia), fornitore di prestiti e braccio armato. Due cose difficilmente separabili. Il 12 ottobre è il “Columbus day”.

Gli USA necessitano di braccia e affrontano lo spettro di una divisione rigida in classi (del tipo europeo). Tutto ciò gli americani non lo vogliono avere. I sindacati, specie quelli operai, fanno circuito chiuso su tali paure di divisione, premendo su solidarietà ed esclusivismo, con accentuazione di “nativismo”. Negli anni ’10 e ’20, l’immigrazione è vista come minaccia. Perchè? Perchè tale per quanto riguarda:

  • Religione;
  • igiene urbana;
  • salute;
  • etica;
  • morale.

L’americanizzazione consiste nel trasformare gli immigrati in cittadini statunitensi; il Melting Pot, invece, è per il mantenimento della multietnicità. Frontiere aperte fino al 1924. La vita urbana, l’immigrazione, il lavoro e l’istruzione erodono le “sfere private femminili”. La nuova generazione femminile media è istruita, urbana e lavorativa. Chiede uguaglianza salariale rispetto al lavoro maschile. Nascita di adeguati movimenti femministi. Sport, sessualità, outdoor life; ecco i nuovi campi in entrano le donne statunitensi.

Le richieste di influenza e di ruolo pubblico sono stimolate, e favorite, dall’istruzione e dalla mobilitazione femminile. La campagna per il diritto di voto femminile, nel 1920, otterrà il seguente risultato; emendamento della Corte Suprema che sancisce il suffraggio universale. Conflitto molto radicato, sofferto e forte. Si forma un reticolo di club e associazioni femminili molto attive, che si occupano di molti ambiti sociali, non solo femminili.