Antropologia culturale – lezione 7

Differenze tra l’oralità diffusa e quella limitata

Ci sono differenze tra l’oralità diffusa e quella limitata, sia per il tramandare del passato che per la comunicazione. Il passato utilizzato dalla politica è [piuttosto] diverso dalla Storia, la quale è suddivisibile in diversi tipi, da quella nazionale a quella antica, fino a quella biografica. Ancora oggi alcune civiltà tramandano le proprie storie in forma orale. La floating boat è percepita dallo studioso che analizza la memoria storica orale di una data civiltà.

Floating boat[1] vuol dire “barca galleggiante”, ed è assente nelle civiltà che usano la scrittura per trasmettere le proprie storie. Spesso le conoscenze possono far parte del nostro bagaglio [culturale], ma non anche della nostra identità. Questo [accade] perché certe cose hanno più valore di altre, e questo rafforza il ricordo. La scrittura è al centro della costituzione di identità politiche e culturali. Le nazioni europee nacquero dalle guerre combattute negli ultimi cinquecento anni, oltre che dalle rivoluzioni. Ecco alcuni elementi che portano a immaginare e a creare una nazione:

  • Stampa;
  • confini naturali;
  • figure nazionali;
  • valorizzazione del sapere popolare;
  • censimenti.

Oltre a questi elementi, ci sono anche gli inni e le bandiere. Certe volte la memoria collettiva porta a generare diversi tipi di conflittualità e di polemiche interne.

(post aggiornato il 3 ottobre 2016 alle 19:04)

Note a piè di pagina              

1: Cfr. l’opera Encyclopedia of Anthropology di Harry James Birx, pubblicata nel 2006 dalla SAGE Publications

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Storia moderna II – lezione 6

La vicenda di Renzo nel libro

Nel ‘600 il rapporto tra le autorità ecclesiastiche e quelle politiche ha indotto queste ultime a rafforzare il loro potere terreno. Le novelle suore venivano educate dalle monache ivi presenti. Renzo si ritrovò a Milano durante la rivolta del pane e la peste che mieteva sempre più morti.

Ci fu un processo contro la Monaca di Monza, accusata insieme a Gian Paolo Osio dell’assassinio di una monaca del monastero di Santa Margherita, testimone del loro rapporto. Vennero interrogate tutte le monache. Tullio Dandolo riportò nel suo libro La signora di Monza e le streghe gli atti del processo contro suor Marianna de Leyva. I testimoni interrogati confermarono l’esistenza di una storia d’amore tra i due accusati. Questa storia costituiva un movente.

Alla fine la Monaca venne condannata a vivere rinchiusa nella sua cella del monastero per più di dieci anni. L’Osio morì. Sembra che il monastero usasse i servitori dell’Osio per commissioni mecenatiche. La Monaca dovette scontare tredici anni di reclusione in una cella murata di 1,50 m x 2,50, con due piccole aperture, una per l’aria e una per gli alimenti. Uscì da quella cella il 25 settembre 1622.

Storia contemporanea II – lezione 10

(dagli appunti presi in aula)

Movimenti abolizionisti

In Gran Bretagna i movimenti abolizionisti premevano fortemente affinché la schiavitù fosse abolita. Questa fase della Storia non era esente da problemi e contraddizioni di ogni tipo. Molti movimenti operai non appoggiarono i movimenti abolizionisti, perché temevano che i loro problemi non venissero risolti. La società francese per l’abolizione della schiavitù chiese che tale abolizione fosse immediata. La risposta fu l’emanazione del decreto del 17 aprile 1848, successiva alla rivoluzione di pochi mesi prima.

Tale rivoluzione diede vita alla Seconda Repubblica Francese. C’erano economisti favorevoli alla manodopera libera e contrari alla schiavitù. Nel 1847 nacque una rivista francese abolizionista che appoggiò gli sforzi del movimento ivi presente. In molti erano per un’emancipazione graduale e capace di stroncare sul nascere sovvertimenti di ogni tipo. Il documento inglese abolizionista del 1833 manca di coerenza; infatti gli schiavi diventano apprendisti vendibili e non possono lasciare il posto in cui lavorano.

Gli Stati Uniti, in particolare quelli del sud, si preoccuparono dell’emanazione dei decreti di abolizione emanati in Francia e in Inghilterra. Nel Connecticut ci fu una vera e propria reazione a catena a seguito di quei decreti.

Storia contemporanea II – lezione 9

La rottura della schiavitù coloniale (2° parte)

Il 15 agosto del 1791 l’Assemblea Nazionale concesse i diritti politici a tutti i mulatti e i neri nati liberi, senza tuttavia mutare lo status di coloro che erano ancora schiavi. Questo causò la rivolta del 22 agosto a Cap- Français da parte degli schiavi locali. In ambito internazionale la Francia era seriamente intenzionata a mantenere il controllo sulle sue colonie, in particolare su Santo Domingo. Formalmente era l’unico paese abolizionista. Il primo presidente statunitense, George Washington, era preoccupato per la situazione di Santo Domingo, perché temeva che si ribellassero gli schiavi statunitensi. È per questo che finanziò la Francia affinché essa mantenesse il controllo sulla colonia.

Dopo la proclamazione della Repubblica di Haiti, la Francia si rifiutò di riconoscerla fino a quando non venne risarcita di 150 milioni di franchi per le perdite dei proprietari terrieri francesi in conseguenza della rivoluzione del 1833. Il decreto del 1794 inflisse un duro colpo alla Gran Bretagna in merito al suo rapporto con gli schiavi delle sue colonie.

Storia contemporanea II – lezione 8

La rottura della schiavitù coloniale

Per il decreto repubblicano francese del 1794 riguardante l’abolizione della schiavitù nelle sue colonie, il parlamento si affidò al comitato della Repubblica (governo) affinché diventasse realtà. Ci fu una “quasi-guerra” tra la Francia e gli Stati Uniti riguardo alla schiavitù. Santo Domingo era una ricca colonia francese, tanto che ai tempi della Rivoluzione esportava in Francia più zucchero di Cuba.

Haiti diventò un modello per altri procedimenti rivoluzionari di emancipazione dalla schiavitù. Circa l’85% della popolazione di Santo Domingo era composto da schiavi. L’emancipazione da parte dell’Assemblea Nazionale ha avuto come limite l’assenza di una precisa data della sua applicazione. Questo momento di svolta della Francia post-rivoluzionaria va messo in un certo contesto internazionale.

Nel gennaio del 1804 esisteva l’imperatore di Haiti, impegnato nella lotta alla schiavitù insieme alla popolazione locale. Quattro mesi dopo nacque la prima costituzione di Haiti. La schiavitù era proibita per sempre, come era proibito a qualunque bianco di rivendicare diritti di proprietà nei confronti degli abitanti locali.