Storia dell’Italia contemporanea – lezione 3

(Dagli appunti presi oggi)

Il successo del fascismo

1. Il movimento fascista italiano si sviluppò molto velocemente, tanto che arrivò al potere solo tre anni dopo la sua nascita. In molti lo sottovalutarono. Il fascismo si diffuse in Puglia (Bari e Foggia), Abruzzo, Marche, Napoli, Roma, Umbria, Toscana, Emilia-Romagna e Pianura Padana. A Venezia non si sviluppò il Fascismo. Alla fine del 1920 i fascisti italiani erano circa 20.000; cinque mesi dopo raggiunsero quota 180.000, e un’anno dopo erano 322.000. Il movimento cambiò forma e divenne un partito, nello stesso anno in cui a Livorno nacque il PCI (Partito Comunista Italiano).

2. Circa il 60% degli aderenti al fascismo provenivano dai ceti medi (imprenditori, liberi professionisti, industriali, aristocratici, studenti scolastici e universitari, …). La magistratura interveniva nei confronti dei seguenti soggetti:
  • socialisti;
  • anarchici;
  • sindacati;
  • fascisti (seppur “leggermente” perseguiti).

I fascisti godevano di una sorta di impunità da parte delle forze dell’ordine, ed esercitavano violenza contro i loro avversari. I movimenti politici esistenti nei primi decenni del Novecento (non tutti) non avevano come abitudine la convivenza presente negli stati democratici.

3. Il Regno d’Italia non era del tutto democratico (poteva votare solo il 2% dei maschi). Nelle elezioni del 1921 Mussolini si candidò alle elezioni di Milano e Bologna. Giovanni Giolitti era il più esperto in fatto di politca. Eppure, Mussolini prese il triplo dei voti dati a Giolitti (180.000 circa contro 60.000). In molti credevano che la violenza esercitata dai fascisti fosse temporanea, di breve durata. Ci fu un tentativo di sciopero legalitario contro il fascismo, ma fallì.

4. A ottobre ebbe luogo la Marcia su Roma, un tentato colpo di stato. I relativi preparativi furono soprattutto psicologici. Mussolini l’aveva annunciata a Napoli il 24 ottobre, quattro giorni prima che avesse luogo. Non disponeva dell’armamento necessario per compiere con successo il colpo di stato, e andò a Roma la sera del 28. Il governo di Luigi Facta (1861-1930) prese dei provvedimenti, emanando il decreto di stato d’assedio[1]. Questi venne portato al re, che lo restituì senza firmarlo. In tutta risposta il governo si dimise. C’era la crisi.

5. Il Re Vittorio Emanuele III non era un simpatizzante del fascismo, collezionava monete ed era ligio alla forma. Chiese consiglio a esponenti militari come il generale Armando Diaz (1861 – 1928), il generale Roberto Bencivenga (1872 – 1949) e il grande ammiraglio Paolo Emilio Thaon di Revel (1859 – 1948), per decidere come risolvere la questione della Marcia.

Note a piè di pagina   

1: Cfr. www.treccani.it/enciclopedia/luigi-facta_%28Enciclopedia-Italiana%29/ (1932), www.treccani.it/enciclopedia/luigi-facta/ e it.wikipedia.org/wiki/Governo_Facta_II

Post aggiornato il 30 novembre 2015 alle 22:48.

 

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Storia dell’Italia contemporanea – lezione 2

(dagli appunti presi oggi)

Il Fascismo voleva rivolgersi alle emozioni del popolo. Secondo diverse testimonianze, Mussolini aveva uno sguardo magnetico, capace di catturare l’attenzione della gente; egli divenne direttore del giornale socialista [Avanti!] nel 1912, trasferendosi a Milano. A quel tempo era un rivoluzionario radicale, cioè massimalista. In veste di giornalista fece una campagna contro l’allora governo italiano, accusandolo di essere imperialista[1].

Mussolini era antibellico e pacifista. Giovanni Giolitti, l’allora primo ministro, era neutrale perchè pensava che [se avesse partecipato al conflitto,] l’Italia non avrebbe vinto la guerra. Dopo l’espulsione del futuro Duce dall’Avanti! per la sua posizione a favore della neutralità attiva e operante, nacque il quotidiano Il popolo d’Italia. Diversi imprenditori erano favorevoli all’intervento bellico, perchè così potevano trarne [un discreto] profitto.

Il popolo d’Italia era il principale mezzo politico di Mussolini, ma non del partito fascista. Il sottotitolo del giornale era, dal 1915, “quotidiano dei combattenti e dei produttori”. A Milano, piazza S Sepolcro, venne fondato il Movimento dei Fasci di Combattimento; correva l’anno 1919.

Note in calce

1: Mussolini aveva definito l’impresa coloniale africana di Giovanni Giolitti un “atto di brigantaggio internazionale”; aveva inoltre definito il tricolore “uno straccio da piantare su un mucchio di letame” (da wikipedia, mussolini socialista)

post modificato il 16 novembre 2015 alle 23:56.

Storia dell’Italia contemporanea – lezione 1

(Dagli appunti presi oggi)

Appelli dell’esame: 6 giugno e 7 luglio

Nel 1943 Pavolini fondò il Partito Fascista Repubblicano, derivante dal Partito Nazionale Fascista di Benito Mussolini (in passato, socialista). Tre anni dopo, nacque il Movimento Sociale Italiano (MSI), che cambiò nome in Alleanza Nazionale (AN) durante il 1995. Tuttoggi in Italia esistono diversi movimenti neofascisti, come Alternativa Sociale, Fiamma Tricolore, Forza Nuova, etc, [quasi] a dimostrare la persistenza di tali idee.

In Germania, invece, è illegale aprire [e/o fondare] movimenti esplicitamente neonazisti ([questo perchè] le leggi [tedesche] sono più restrittive rispetto a quelle italiane). Il fascismo si affermò per la prima volta in Italia, diffondendosi in tutt’Europa e in Sudamerica. L’Italia[, o meglio la penisola italica,] non aveva affrontato direttamente la Riforma protestante; di conseguenza dal 16° al 20° erano in pochi a leggere traduzioni bibliche in italiano.

Il termine fascismo, ai suoi tempi, era una parola nuova in ambito linguistico e politico; [a quasi 90 anni dalla nascita del Movimento dei Fasci italiani di combattimento,] oggi fascismo è la parola italiana più diffusa all’estero, e deriva da Fascio, che vuol dire raggruppamento, insieme di cose. Per inciso, il termine Fascio è legato alla seconda fase dell’antica Roma, ossia la Res Publica (repubblica).

Nel 1914 l’Italia era uno stato monarchico. [A seguito dello scoppio della Grande Guerra,] nacquero diversi movimenti interventisti, favorevoli cioè all’ingresso in guerra, e provenivano dalla Destra (conservatori, liberisti, etc) e della Sinistra (anarchici, socialisti, etc) allora esistenti. Tra questi movimenti, uno in particolare avrebbe influito notevolmente sulla storia del regno d’Italia (i Fasci italiani di combattimento).

  • Primi mesi del 1918: comparsa del fascio futurista;
  • 1919-20: collaborazione con Mussolini da parte di membri del Futurismo

Diversi fascisti erano passati dalla Sinistra alla Destra a causa della guerra e di ciò che ha portato. Il Fascismo, all’inizio, non era una dittatura tradizionalista e militarista, benchè avesse accordi con l’Esercito e la Chiesa. Il padre di Mussolini di mestiere faceva il fabbro, la madre invece insegnava in qualità di maestra elementare.

Letteratura italiana – ultima lezione

Veronica Franco

Ai tempi della Franco, diversi credevano che fosse illetterata, quindi non capace di scrivere poesie. L’uomo che lei amava si chiamava Marco Venier, rimatore e importante uomo politico della Serenissima. Nel 1580 ella pubblicò le cinquanta lettere familiari a diversi, che recavano la dedica a Luigi d’Este cardinale di Ferrara. Morì nella città natale, ossia Venezia, il 22 luglio 1591.

La Franco ebbe diversi pretendenti., e trascorse una notte d’amore con il re di Francia Enrico III nel 1574. L’arte di Apollo è la poesia. La Franco riuscì a esprimere il realismo erotico nelle sue poesie. I versetti 167-168 dicono che l’arte amatoria supera di gran lunga quella di Apollo.

Letteratura italiana – lezione 10

‘Alto colle’ ha sia un significato semantico, sia uno moratorio. Nella VI poesia la Stampa piange, arde e canta la bellezza. “Amor, natura e studio par che tempre nel volto, petto e cor del lume santo” significa “l’amore, la natura e lo studio sembrano rinforzare l’amato nel volto, nel petto e nel cuore”. Arsi da un senso di vita vissuta ed è un termine forte.

Il VII sonetto inizia così: “Quando innanti ai begli occhi almi e lucenti per mia rara ventura al mondo, i’ vegno”. L’aggettivo ‘stupida’ è usato come sinonimo di sbalordita, stordita. Nel sonetto 113 la Stampa mise in evidenza un binomio. Nel sonetto 131 viene trattato il tema del lamento, in particolare quello d’amore.